Ecco la storia di un pezzo inedito scritto nel 1999 da due componenti del nostro gruppo (Marco Andrioletti e Gianluca Savia). In questa pagina è descritta la storia del brano. "Cliccando" nei punti evidenziati appariranno elementi (audio e testi) legati a quell'esperienza.

" Dovevamo scrivere un brano con orchestrazione moderna e interventi corali che affrontasse un tema delicato: l’ecstasy nel mondo giovanile, da utilizzare per una campagna di informazione sui danni provocati da questo tipo di sostanza.
Nel cassetto c'era un’ idea "pseudo pop" archiviata sotto il nome “Amore&Regali” (titolo che nulla ha a che fare col brano sviluppato successivamente), che sembrava adatta al contesto. Gianluca e Marco si misero quindi al lavoro, uno pensava all’orchestrazione, l’altro al testo e all'arrangiamento dei cori.
Dalla rivista, “Informa Giovani” di Torino, Marco trovò del materiale didascalico utile allo sviluppo del testo. In particolare un articolo dal titolo:" Un Ragazzo Tranquillo", tratto dal libro "Generazione in Ecstasy". Nell’articolo si parla di un Gianluca, ma è solo un caso di omonimia con il Gianluca coautore del pezzo.
L' articolo citava :
“…sono entrato alle due del mattino e sono uscito alle sette della sera. Ho calato una pastiglia poi ho ballato e ballato. Mi ricordo che a un certo punto mi sono seduto e mi sono addormentato sui divanetti. Mi sono svegliato alle tre del pomeriggio, in discoteca c’erano i ragazzini delle scuole superiori. Al bancone vendevano tè. L’ho preso perché mi avevano detto che il tè caldo fa risalire l’effetto della cala”.
Da qui l' ispirazione per il testo e per il titolo: "C'era una volta il tè", da tutto il gruppo abbreviato in CUVIT, il suo acronimo.
Gianluca preparò la prima base. Marco aveva l'idea di un background vocale misto che sottolineasse gli ambienti descritti nel del testo. Gianluca voleva il suono di una fisarmonica sul finale.
Per trovare ulteriori ispirazioni andarono in una discoteca e osservarono a lungo l’ambiente, le luci, le persone. Siccome il progetto prevedeva un filmato scelsero quella discoteca per effettuare alcune riprese (le fotografie presenti in questa pagina sono riferite al provino di quel filmato).
Marco realizzò un primo provino vocale sovraincidendo i cori e cantando la melodia. Decisero di fare ulteriori tentativi per cercare un groove più convincente.
Mantenendo i cori di Marco, andarono in studio e Gianluca realizzò velocemente (a disposizione c’erano solo 10 minuti), una seconda versione del canto con un groove diverso, e aggiunsero un passaggio di voci sfasate e altre con una snorità “UH”.
A questo punto l’idea c’era: si poteva registrare con gli altri.
Iniziò Gianfranco. Quel giorno. per qualche ragione mai compresa, il computer in studio non sincronizzava le registrazioni. Sulle prime venne accusato Gianfranco che quindi ripeteva all’esaurimento la prima strofa. Al di la del vetro, Marco e Gianluca e il tecnico dello studio, sospettavano qualcosa di strano dovuto alle macchine e non al "cantato" di Gianfranco, ma insistevano :“ Gianfra ..ripeti…....hai sempre un leggero ritardo…sul tempo ".
Il problema si risolse spegnendo e riaccendendo qualche macchinario. Annunciando la scoperta a Gianfranco..la reazione non fu dele migliori: uscì dalla sala con aria piuttosto alterata e sparì per 2 ore. Recuperato il suo naturale buon umore, tornò e la prima strofa venne registrata subito.
Seguirono le registrazioni di tutti gli altri e il pezzo venne ultimato. Tutti coloro che ascoltarono il brano, non capivano il legame tra il tè e l’ecstasy, peggio ancora per il "c’era una volta"!
Il pezzo venne programmato in alcune radio. Un giorno arrivò un e-mail di una ragazza romagnola, dove spiegava di aver ascoltato la nostra canzone su una radio rimanendone profondamente colpita sino al punto di risalire al nostro sito e al contatto e mail per scriverci. Ci raccontò la sua vicenda, era riuscita a uscire dalla dipendenza dall'ecstasy, con molta fatica e con danni fisici e psicologici che le sarebbero rimasti per molti anni ancora. Proprio alla luce della sua personale esperienza, criticava la conclusione del brano ritenendola troppo ottimista.
Prima di questa canzone dell'ecstasy ne sentivamo solo parlare su qualche giornale e TV. Da quella mail ci domandavamo il perchè questo fenomeno era piuttosto taciuto date le conseguenze devastanti conseguenti all' uso di esctasy testimoniate dal raccontodi quella ragazza. "
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Sono passati 10 anni, hanno trattato l'argomento dell' ecstasy in varie trasmissioni, ma del fenomeno purtroppo se ne sente sempre parlare.
"C'era una volta il tè".. e c'era anche Giorgio il nostro basso che ora non c'è più e che ha cantato nei cori di questo brano con tanta passione. Ci raccontava che Il tè era la bevanda che preferiva. Lui era nato in Libia dove vi visse per 20 anni. Ci spiegava che da ragazzino andava con i beduini nel deserto e che bevevano soltanto tè addirittura caldo perchè più dissetante. Sottolineava che si sentiva uno di loro pur avendo lasciato quella terra da molti anni.
Questo brano non ha nulla a che vedere con il nostro repertorio a cappella, solo in particolari e uniche occasioni abbiamo avuto modo di eseguirlo dal vivo accompagnati da musicisti. Nonostante questo "risuona" di frequente nel nostro insieme anche dopo 10 anni. E' certamente un pezzo di noi.
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