Ecco la storia di un brano inedito scritto nel 2000 da due componenti di L'Una e Cinque: Marco Andrioletti e Gianluca Savia. Pur non essendo un brano a cappella, rappresenta un momento significativo per la formazione. In questa pagina è descritta l'esperienza della nascita e dello sviluppo del brano. Cliccando nei punti evidenziati appariranno elementi (audio e di lettura) che hanno determinato la costruzione del pezzo. Dll'idea al pezzo finito.

Dovevamo scrivere un brano, cantato su base musicale, che affrontasse un tema delicato: l’ecstasy. Nel cassetto c'era un’ idea pseudo pop archiviata sotto il nome “Amore&Regali” (titolo che nulla ha a che fare col brano sviluppato successivamente), che poteva forse essere adatta. Gianluca e Marco si misero al lavoro. Uno pensava all’orchestrazione, l’altro al testo e ai cori.
Da una rivista, “Informa Giovani” di Torino, Marco trovò del materiale utile allo sviluppo del testo. In particolare un articolo dal titolo:" Un Ragazzo Tranquillo", tratto dal libro "Generazione in Ecstasy". Nell’articolo si parla di un Gianluca, ma è solo un caso di omonimia con il Gianluca coautore del pezzo.
Dell'articolo ci colpì una frase :
“…sono entrato alle due del mattino e sono uscito alle sette della sera. Ho calato una pastiglia poi ho ballato e ballato. Mi ricordo che a un certo punto mi sono seduto e mi sono addormentato sui divanetti. Mi sono svegliato alle tre del pomeriggio, in discoteca c’erano i ragazzini delle scuole superiori. Al bancone vendevano tè. L’ho preso perché mi avevano detto che il tè caldo fa risalire l’effetto della cala”.
Da qui l'idea de titolo: "C'era una volta il tè", da tutto il gruppo abbreviato in CUVIT, il suo acronimo.
Gianluca preparò la prima base. Marco aveva l'idea di un background vocale misto, con una sorta di effetto emotivo molto "teso", che sottolineasse gli ambienti descritti nel del testo. Gianluca voleva il suono di una fisarmonica sul finale.
Per trovare ulteriori ispirazioni, Marco e Gianfranco andarono in una discoteca e osservarono a lungo l’ambiente, le luci, le persone. Siccome il progetto prevedeva un filmato presero accordi proprio con il titolare di quella discoteca per effettuare alcune riprese (le fotografie presenti in questa pagina sono riferite al provino di quel filmato).
Marco realizzò un primo provino vocale sovraincidendo i cori e cantando la melodia. Decisero di fare ulteriori tentativi per cercare un groove più convincente.
Mantenendo i cori di Marco, andarono in studio e Gianluca realizzò in fretta e furia, (a disposizione c’erano solo 10 minuti), una seconda versione del canto con un groove diverso . Decisero poi di aggiungere un passaggio di voci sfasate e dei suoni tipo “UH”. A questo punto l’idea c’era: si poteva registrare con gli altri.
Iniziò Gianfranco. Quel giorno. per qualche ragione a noi sconosciuta, il computer in studio non sincronizzava le registrazioni. Sulle prime venne accusato Gianfranco di "essere lui che non sincronizzava con la base!" Quindi ripeteva all’esaurimento la prima strofa. Al di la del vetro, Marco e Gianluca, insieme al tecnico dello studio, sospettavano probabili problemi tecnici (ipotizzavano problemi del tipo: “sembra a tempo ma quando risenti è un pelo fuori,...”), ma invitavano Gianfranco a ripetere in continuazione la strofa:“Gianfranco...ripeti…sei fuori tempo....sempre un leggero ritardo…prova a pensare di essere in anticipo rispetto alla base".
Il problema si risolse spegnendo e riaccendendo qualche macchinario! Spiegando a Gianfranco come si era risolta la questione, uscì dalla sala con aria piuttosto alterata e sparì per 2 ore. Recuperato il suo naturale buon umore, tornò e la prima strofa venne registrata subito.
Seguirono le registrazioni di tutti gli altri e il pezzo venne ultimato. Tutti coloro che ascoltarono il brano, non capivano il legame tra il tè e l’ecstasy, peggio ancora per il "c’era una volta"! Fino al giorno in cui una ragazza ci scrisse, tramite l’email del sito internet che, grazie a una radio, ebbe modo di ascoltare la nostra canzone e che proprio quella storia aveva scosso nel profondo la sua sensibilità.
Si trattava di una ragazza che era riuscita a uscire dalla dipendenza dall'ecstasy a fatica e con danni fisici e psicologici incisi in lei per tutta la vita. Proprio alla luce della sua personale esperienza, criticava del brano la parte finale, a suo giudizio troppo ottimista.
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Quando andiamo nelle scuole e parliamo di canto, spaziando dal Rinascimento ai giorni nostri, raccontiamo in alcune occasioni la storia di questo pezzo nella parte dedicata “ai nostri giorni” .
Spieghiamo come una canzone può nascere, parliamo di ispirazione, di idee, di creatività, di suoni. Ai ragazzi il pezzo piace e chiedono spiegazioni. Tante volte ci è stata rivolta la domanda: "come mai un gruppo a cappella ha fatto una cosa con gli strumenti?"… e naturalmente: da dove lo possono scaricare!
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