Perchè un album sul "Rinascimento"? Volevamo fare qualcosa di nuovo lavorando sul fattore interpretativo, aggiungendo brani di genere diverso al repertorio focalizzato essenzialmente sul Jazz.

Cosa vi ha colpito del genere rinascimentale? La difficoltà dei pezzi. All’epoca non c’erano i microfoni quindi si doveva cantare in un modo diverso. La bellezza e la contemporaneità dei testi: Mas vale Trocar, per esempio, la cui traduzione di un verso recita pressappoco: “è meglio vivere le pene dell’amore che vivere rinunciando all’amore”.  Un altro esempio è Ich Brinn, una storia d’amore finita nel peggiore dei modi.

Chi ha curato le scelte, la produzione e la direzione artistica? La parte relativa alla realizzazione è stata curata da due componenti del gruppo: Marco Andrioletti (voce di basso) e Gianluca Savia. Gianfranco Montalto (voce di tenore) ha svolto il lavoro di ricerca dei brani. Tutto il lavoro è stato svolto al nostro interno.

L’ album contiene tra le varie canzoni “Il testamento del capitano”, nota canzone del repertorio tradizionale italiano. Perché questa canzone in un contesto cinquecentesco? Abbiamo scoperto che il testo risale all’inizio del ‘900 ma la musica invece fu scritta proprio nel ‘500. La versione nel nostro disco è una trascrizione di un arrangiamento scritto da Gianni Ferio per Mina che lo pubblicò in un suo album negli anni ‘70.

Avete preso spunti o riferimenti da altri gruppi vocali? Ci siamo ispirati a numerose formazioni vocali classiche, come per esempio gli Swingle Singers. Per le interpretazioni più moderne, come nell'ultima strofa di Belle Qui Tiens Ma Vie, ai Trinovox, ai Baraonna per la parte centrale di Todo Quanto Pudo Dar e per alcuni particolari anche ai New Trolls.

Tecnicamente come avete lavorato? Nello studio dove lavoriamo solitamente, nella nostra sala prove e nella chiesa di San Filippo Neri a Torino. Abbiamo usato microfoni Rode e per quanto riguarda gli effetti, alcuni tipi di  riverbero e qualche compressore.

Avete registrato insieme o voce per voce? In entrambi i modi, a seconda dell'effetto che desideravamo ottenere.

Qualche “chicca” divertente? Ne abbiamo più d’una!

Il pezzo in tedesco Ich Brinn, per la pronuncia, è stato necessario rifarlo più volte. Essendo tedesco antico la lingua da cantare, non è stato facile disporre di indicazioni precise sulla pronuncia.

In Past Time with Good Company avevamo preso troppo veloce l'inizio e  quindi la parte centrale del brano diventava irrealizzabile!   Durante le registrazioni nella chiesa di San Filippo Neri, una radio interferiva con i sistemi di registrazione non si sa per quale ragione. Purtroppo, ce ne siamo accorti soltanto al termine della sessione e abbiamo dovuto ripetere il lavoro fatto in diverse ore.

 

Come avete affrontato gli aspetti di arrangiamento e adattamento? Marco Andrioletti ha trascritto e adattato Il Testamento del Capitano, rivisto la terza strofa di Belle Qui Tiens Ma Vie, alcuni dettagli interpretativi di Past Time With Good Company e di Todo Quanto Pudo Dar. Gianluca Savia ha realizzato alcune parti dell’arrangiamento per Tourdion, Vezzosette Ninfe e Come Again. Gianfranco Montalto ha riarrangiato le prime strofe di Belle Qui Tiens Ma Vie. Sostanzialmente non sono stati fatti nuovi arrangiamenti, in tutti i brani è stato cambiato o aggiunto qualche dettaglio.  The Silver Swan rappresenta un esempio particolare: abbiamo scelto di abbassare di un’ottava la linea del soprano.

 

E l’ultima versione de "La Sirena" con cui si chiude il CD? La forma un po’ swing è nata per caso durante un concerto a Forlì. Al termine del concerto usavamo riproporre "La Sirena" cantando in mezzo al pubblico senza microfoni. Marco, pensando di dover cantare un altro brano, diede un tempo swing e la canzone partì così! La sorpresa fu che il pubblico si mise a seguirci schioccando le dita. Quel momento restò impresso nella nostra memoria e da qui la decisone  di registrarlo nel disco come brano di chiusura.

 

Cosa pensate dell’impatto del vostro disco con il pubblico giovane?  Incontriamo spesso ragazzi delle scuole e spieghiamo loro cosa significa cantare a cappella: parliamo dell’evoluzione dal canto dal Medioevo ai giorni nostri con molti esempi dal vivo. I ragazzi seguono molto attentamente e chi chiedono da dove possono scaricare il nostro disco!  La questione dell'educazione all'ascolto, della musica consumistica in ogni istante della giornata pone interrogativi e riflessioni. Abbiamo però la prova che, se i ragazzi hanno modo di conoscere la musica non imposta, apprezzano.

 

E con i puristi del genere rinascimentale? Il nostro disco non rispetta sicuramente i canoni classici del canto rinascimentale. L' obiettivo era quello di interpretare pagine musicali del Rinascimento Europeo con sonorità diverse, mettendo in gioco il nostro percorso nel jazz, la passione per il pop e l’intento è anche quello di  far conoscere a un pubblico più vasto un repertorio molto affascinante: il pop del'500! Abbiamo cercato di limitare la nostra voglia di “stravolgere” e per questa ragione abbiamo tralasciato la terza strofa di “Come Again”: Marco Andrioletti e Gianluca Savia avevano tracciato un'idea “sovraincidendo” le loro voci e facendo le percussioni vocali. Pensavano a qualcosa tipo Backstreet Boys ma sembrava una cosa decisamente esagerata. E poi a disco ultimato, Sting ci ha fatto una bella sorpresa col suo nuovo CD inaspettatamente rinascimentale!