tratto da “Nuova Scintilla” di Chioggia del 25/02/01
Concerti nelle Frazioni
L’UNA E CINQUE
Il canto come composizione delle culture
E’ una manifestazione significativa del nostro tempo. Qualche decina d’anni fa sarebbe stato impensabile “esondare” dal ruolo che ogni concerto si riproponeva di espletare nel rapportarsi con la specifica fascia d’utenza di un pubblico specializzato. Solo qualche artista del calibro di Friedrich Gulda avrebbe potuto osare un azzardato accostamento tra Chopin ed il Jazz. Il Gruppo Vocale “L’UNA E CINQUE”, esibitosi Sabato 17 Febbraio nell’antica chiesa parrocchiale di Sant’Anna per il Ciclo di Concerti organizzati dall’Assessorato alla Cultura, ha prodotto un segnale ben focalizzato che, come direbbe Bob Dylan, “the times they are a changing”, i tempi stanno cambiando, inevitabilmente. E così la filiera “compositore, arrangiatore, esecutore, ascoltatore” trova nuove sintonie, rendendo indistinguibili la fasi di questo processo. Sulla base di tale intesa risulta poi facile, spontaneo, immediato regolare le proprie frequenze emotive sui più svariati fronti di culture lontane nel tempo, nello spazio, nelle specificità etniche. Si pongono così, anche con questi semplici ‘eventi’ musicali, le basi per una cultura a molte dimensioni, che si espande ben oltre i confini dei propri orizzonti territoriali per divenire globale, ricca delle suggestioni e delle diversità che la compongono, olistica. “L’Una e Cinque” ha avuto dunque, tra gli svariati meriti (purezze timbriche, capacità tecniche, fusioni armoniche, attitudini espressive) che gli competono, sui quali ci sembra un po’ banale, quasi fuorviante, soffermarci a specificarne le valenze, principalmente quello portante di condurre l’uditorio, con grande naturalezza, bravura e simpatia, in una “visita guidata”, stimolante ed avventurosa, tra i madrigali cinquecenteschi, come “Chi la gagliarda” di Baldassarre Donati agli spiritual come “Yes indeed” frutti di una oppressione, sia pregressa che contestuale, a ‘stelle e strisce’; tra colorite rielaborazioni della tradizione popolare italiana come “Caro Toni senti qua” ad un “Vedrai vedrai” di Luigi Tenco, rigenerato dalla sua malinconica bellezza con un incalzante ritmo sudamericano che suona dialettico più che dissacrante; da “When I’m sixty-four” di Beatles insolitamente teneri con la musica swing dei loro padri ad “Over the rainbow” di Harold Arlen, dove rivive una vaporosa Judy Garland tra le trasognate atmosfere del Mago di Oz. Applausi a non finire. Compongono il Gruppo: Giorgio Celestre basso, Selanna Martorana soprano, Arianna Fornero contralto, Gianfranco Montalto baritono, Marco Andrioletti tenore.
Franco Frizziero
